A tutti capitano dei periodi di stanchezza,
solitamente transitoria, spesso dovuti a stress o a periodi di lavoro
particolarmente intensi. Si tratta di un tipo di stanchezza che migliora con il
riposo o con l’allontanamento dalle preoccupazioni. Può invece capitare che la
stanchezza diventi cronica e cioè si soffre della sindrome da fatica
cronica, il cui acronimo è SFC. Si tratta di una vera e
propria patologia subdola, difficile da accertare e, per taluni versi,
ancora poco conosciuta.
La sindrome da fatica cronica si manifesta con forti
cefalee, debolezza ed incapacità di svolgere attività fisiche e mentali; non
di rado, il paziente manifesta una tendenza alla depressione. I suoi
sintomi sono poco precisi ed appartengono anche a patologie differenti, compresi
i problemi psicologici.
Perché si possa parlare di SFC il malessere deve
perdurare da almeno sei mesi e deve essere presente uno stato di astenia e
di prostrazione che impedisce le attività che, fino a poco tempo prima,
erano considerate nella norma. Fra i sintomi rientrano anche il mal
di gola, l’ingrossamento dei linfonodi, l’insonnia ed incapacità di
riprendersi dalla fatica. Molti pazienti non riescono a concentrarsi,
presentano difficoltà mnemoniche, disorientamento e poca
concentrazione; inoltre, il sonno non è mai sufficiente e può essere poco
sereno ed agitato. Dopo aver compiuto un’attività impegnativa, il soggetto non
riesce a recuperare le energie e manifesta uno stato di spossatezza
acuta.
Il quadro cinico della sindrome da fatica cronica è
molto complesso e variabile, esso può comprendere stati di ansia, stress o dolori
anche di tipo muscolari, spesso piuttosto intensi; in alcuni casi si
regista un’importante perdita di peso, febbre ed intolleranze
alimentari.
La sindrome da fatica cronica, in genere, riguarda in
numero maggiore le donne anche se gli individui di sesso maschile non
ne sono del tutto esenti.
Le cause di questa patologie sono molteplici e comprendono infezioni,
reazioni autoimmuni ma anche momenti di grande fatica e stress. Se
non adeguatamente affrontata o se trascurata può arrecare altri disturbi, in
particolare di natura psicologica: depressione, frustrazione ed
irritabilità. Chi soffre di questa patologia, nei casi più gravi, è quasi
completamente impossibilitato nel svolgere le attività quotidiane ed ha bisogno
di un sostegno costante.
Il modificarsi delle proprie capacità cognitive e fisiche
pone il paziente davanti a numerosi problemi, non ultimo la difficoltà nel
svolgere un lavoro o nell’occuparsi della propria famiglia.
La sindrome da fatica cronica si evolve in maniera
differente, in base al soggetto preso in esame; è possibile che diventi
causa dell’impossibilità di svolgere le azioni anche più semplici come per
esempio camminare. La SFC, non di rado, può regredire per poi ripresentarsi a
distanza di tempo, senza alcun preavviso.
In base ai sintomi e alla gravità del quadro clinico,
viene proposta una cura personalizzata che sia in grado di alleviare il
dolore favorendo la ripresa del proprio stile di vita. Quando la patologia
è meno importante, lo specialista potrebbe suggerire delle modifiche alle
abitudini quotidiane, in favore di un’esistenza meno caotica ed
impegnativa. Il medico valuterà se sia necessari, o meno, dei farmaci che
risolvano il problema dell’insonnia e della depressione.
E’ bene che il paziente impari a riconoscere i
propri limiti, a svolgere una vita meno stressante e frenetica, concedendosi
dei momenti di riposo assoluto. Per contrastare alcuni sintomi della fatica
cronica, potrebbe essere utile dedicarsi ad attività che riequilibrino il
rapporto fra corpo e mente, come il pilates e lo yoga.